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La vera storia
del vagabondo

Come tutte le più belle storie, anche la nostra parte da lontano.

Nel 1981, io e Gill stiamo frequentando l’ultimo anno del liceo artistico della nostra città.
Il “profe” di disegno, in un apparente slancio di generosità, ci propone il “tema libero”.
Il tema libero, è risaputo, è spesso una trappola: ti convinci di poter fare chissà cosa e invece ti ritrovi con la matita in mano a fissare un foglio vuoto, ma quando la fortuna ti arriva in aiuto con un’inattesa ispirazione, devi esser pronto a coglierla al volo. Folgorato dal provvidenziale stato di grazia, Gill abbozza la figura di un ragazzo dai capelli lunghi visto di spalle, proiezione di un suo immaginario ideale e chiede il mio aiuto per correggere anatomia e proporzioni… Un sacco a pelo a tracolla, la chitarra tra le mani e il
gioco è fatto!

Nasce così l’immagine che nel tempo si è guadagnata il nome di Vagabondo e che per molti è diventata una delle icone popolari degli Anni 80.

Per noi che l’abbiamo creata, come per molti della nostra generazione, quella figura rappresenta lo spirito di quella stagione: uno sfrenato desiderio d’indipendenza, di fuga dalla realtà quotidiana, una voglia di ballo e di sballo, musica e amici, discoteche estive e falò sulla spiaggia, notti in sacco a pelo sotto le stelle e viaggi in autostop.

In una parola: libertà.

La prima copia “casereccia” dell’adesivo del neo nato Vagabondo inaugura la sua carriera sulla Vespa di Gill, finendo per attirare l’attenzione di un personaggio che diventerà determinante per il destino del disegno.

– “Bello quello! Dove l’avete trovato”?
– “L’abbiamo fatto noi”!
– “Forte! Perché non me ne preparate qualcuno da vendere qui in negozio”!?

Non crediamo alle nostre orecchie! Troppo bello perché sia vero!! Con i pochi mezzi a nostra disposizione realizziamo una decina di copie di adesivi artigianali: china su carta, colore ad acquerello, plastificati, biadesivo sul dorso e il tutto ritagliato lungo la sagoma.

– “Troppo cari. Piacciono ma non li compra nessuno. Mi spiace. Eccovi il compenso dei pochi pezzi venduti”!

Fine della bella avventura. Poco male, si è tirata su qualche lira.

Dal canto suo il commerciante, senza manco interpellarci, fa copiare da qualcuno il disegno e lo stampa, dando il via così al lungo viaggio del Vagabondo in giro per l’Italia, favorito dal trend degli stickers che in quegli anni va per la maggiore, oppure riprodotto su magliette, fasce, spille, ciondoli e ninnoli di ogni sorta in voga in quel periodo.

Molti altri soggetti s’impadroniscono dell’immagine e contribuiscono alla sua diffusione sotto l’aspetto commerciale. Il Vagabondo trova posto sulle bancarelle delle feste e dei concerti e finisce appiccicato alla carrozzeria o appeso al retrovisore di auto e caravan dei giovani turisti italiani e stranieri che bazzicano discoteche e raduni musicali. Con loro il Vagabondo oltrepassa i confini nazionali, visitando Austria, Svizzera, Germania, Spagna…

Con l’espansione di Internet negli anni novanta, il Vagabondo entra a far parte di quel variegato caleidoscopio d’immagini, accaparrandosi un posto nell’affollato pantheon delle icone degli Anni 80 attraverso numerose versioni, adattamenti, interpretazioni più o meno nostalgiche, parodie e rimandi più disparati.

Nel 2018 l’immagine del Vagabondo diventa un marchio registrato.

Nel 2019 lo rievoca anche il Jova nazionale, per la promozione del suo primo Jova Beach Party, esibendo una personale versione frontale in cui si riconoscono i tratti del cantante.

Nel 2022 Vagabondo concede la sua immagine a un profumo.

E il viaggio del Vagabondo continua…

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